Per ragioni anagrafiche non dovrei essere esattamente un fan numero uno di Beverly Hills 90210. Sono nato nel 1988 ma ho una sorella e un fratello di 10 e 8 anni più di me, quindi già da piccolo passavo i pomeriggi con loro davanti alla tv a seguire cose forse fin troppo precoci ma che mi hanno decisamente plasmato. E tutte le corazze ma anche i traumi che mi accompagnano fino a oggi (ciao psicologa, ci vediamo domani pomeriggio) derivano in qualche modo anche da lì. E quando dico da lì, intendo proprio da Beverly Hills. Dal 3 aprile la serie torna on demand e in streaming su Sky e Now, disponibile per la prima volta con tutti gli episodi in un'edizione rimasterizzata in hd e 16:9, tra l'altro trasmessi anche dal 9 aprile sul Sky Serie il giovedì alle 20.30, nell'esatta collocazione in cui andava in onda in origine su Italia 1 negli anni Novanta.
Io in realtà ricordo che, coi miei fratelli appunto, lo seguivo nel corso del pomeriggio, prima o dopo Sailor Moon e Piccoli problemi di cuore (visioni che mi erano istintivamente più affini, ma tant'è). Andato in onda letteralmente per un decennio, e creato da Aaron Spelling (mega-produttore anche di Starsky & Hutch e Charlie's Angels) e da Darren Star (che poi avrebbe creato anche Melrose Place e soprattutto Sex and the City), Beverly Hills è stato un fenomeno in tutto e per tutto generazionale. Chiunque sia cresciuto in quel periodo è passato per le “forche caudine” dei pomeriggi televisivi e quindi anche delle avventure di Brandon, Brenda & co., vivendo il sogno di poter essere come questi teenager americani sia impeccabili sia ribelli, sia inarrivabili sia terra terra, che probabilmente assomigliavano neanche loro a veri adolescenti a stelle e strisce, ma per le remote lande italiane dell'impero erano un sogno di cui innamorarsi (letteralmente).
Il realismo didattico di Beverly Hills 90210
Per quanto mi riguarda ero troppo piccolo per sognare di sposare Kelly (o, meglio, David), per immaginare di scorrazzare sulla moto di Dylan, per collaborare al giornalino scolastico di Andrea… Eppure quello che ho recepito da questo telefilm (che bello quando li chiamavamo ancora così) era che la vita adolescenziale - o la vita, più in generale - era piena di pericoli. Sparatorie scolastiche, suicidi accidentali, auto che esplodono, incendi, metanfetamine, cocaina ovunque, abusi sessuali, sette manipolatorie e altre cose che spero di aver rimosso. Negli Stati Uniti il teen drama ha sdoganato in modo pionieristico ed estremamente realistico il trattamento di temi sociali anche molto crudi, ma che contribuivano a un racconto adolescenziale a 360 gradi.
La vita dunque era dura e piena di insidie, e Beverly Hills 90210 me lo mostrava quando ancora disegnavo i confini degli Stati Europei sulla carta copiativa in quarta elementare. Troppo presto? Televisione cattiva maestra? In qualche modo sì, ma anche per fortuna sì: diciamo che a quel punto alcune questioni biografiche mi avevano già travolto l'esistenza e che il mondo fosse un luogo meno ospitale di quanto mi propinassero Heidi e la Melevisione l'avevo già capito; ma la visione di questi drammi adolescenziali mi ha preparato al fatto che tutto può succedere, e tutto può essere affrontato. Perché a fronte di droghe, violenza e abusi, quei ragazzotti americani tutti giacche di jeans, calzettoni e pieghe perfette erano anche un gruppo affiatato di amici e amanti che superavano le sfide grazie alla loro coesione e al loro entusiasmo. E quei pomeriggi di fronte alla tv assieme ai miei fratelli ribadivano che ognuno auspicabilmente ha il suo nido su cui contare.
In più questo telefilm era anche a suo modo didattico. L'episodio che più mi è rimasto impresso, e ci penso ancora oggi ogni tanto, è quello in cui Kelly fa da volontaria in un centro di prevenzione dell'Hiv e fa conoscenza con un ragazzo sieropositivo: in un piccolo incidente lui si taglia e il suo sangue entra in contatto con le mani della ragazza, la quale si spaventa terribilmente, salvo poi scoprire - e in fondo spiegare agli spettatori - che il contagio è possibile solo per contatto con mucose o ferite aperte. Quella scena volutamente drammatica per me fu rivelatoria di moltissime cose, e sarebbe una visione utile anche al giorno d'oggi, a dimostrazione che quel tipo di intrattenimento sia emotivo sia di divulgazione forse nei prodotti analoghi contemporanei si è un po' annacquato.
Cosa resterà di quegli anni Novanta
Da quel decennio che ora ci appare, almeno televisivamente, dorato è passato parecchio tempo. Anche l'eredità di Beverly Hills 90210 mostra oggi le sue diverse crepe: alcuni dei suoi attori, come Luke Perry e Shannen Doherty, ci hanno tristemente lasciato; gli altri componenti del cast sono rimasti del tutto cristallizzati in quei personaggi ormai fané; i diversi tentativi di reboot e revival hanno lasciato a desiderare sotto diversi punti di vista. A dimostrazione del fatto che quello a cui - più o meno precocemente - abbiamo assistito è stata l'espressione irripetibile di un periodo ben definito, della nostra vita e del mondo. Le acconciature frisé, le camicie di flanella, lo stile californiano, il grunge, i vhs e le recessioni economiche attraversate con sfrontato ottimismo erano tutti elementi fondamenti di una temperie grandemente confusa ma anche immotivatamente euforica. Forse come lo sono tutte le adolescenze. E la nostra, con l'intermediazione catodica, lo è stata ancora di più. A patto che oggi, rivivendola con queste repliche, siamo in grado di assumere un bell'antidoto anti-nostalgia.

