Ritorno sulla Luna, quali sono le prossime fasi oltre Artemis II

Se la missione appena concluso ha riportato l'umanità intorno al satellite, per rimettere piede sul suolo lunare serviranno ancora tempo, tecnologia e risorse
I prossimi step verso il ritorno sulla Luna
Artemis II è stata un banco di prova fondamentale verso il ritorno sulla LunaDanielle Villasana/Getty Images

Con il perfetto splashdown nell’oceano Pacifico di questo fine settimana, i quattro membri dell'equipaggio di Artemis II sono tornati sulla Terra.

Non ho ancora assimilato quello che abbiamo appena fatto, e mi spaventa perfino l’idea di cominciare a farlo”, ha dichiarato Victor Glover durante una conferenza stampa a Houston, in Texas. Insieme a Reid Wiseman, Christina Koch e Jeremy Hansen, Glover ha partecipato a un viaggio di 10 giorni intorno alla Luna, un’impresa che non veniva tentata da oltre 50 anni. “Al di là della difficoltà di trovare le parole per raccontare quello che abbiamo vissuto, resta la gratitudine per aver visto ciò che abbiamo visto, per aver fatto ciò che abbiamo fatto e per averlo condiviso con le persone che erano con me”, ha aggiunto Glover. “È una cosa troppo grande per un solo corpo”.

I successi di Artemis II

Artemis II ha raggiunto diversi traguardi. Innanzitutto, ha superato il record di distanza stabilito da Apollo 13 nel 1970, arrivando fino a 406.771 chilometri dalla Terra. Nel momento di massimo avvicinamento alla Luna, la capsula Orion si è trovata a circa 6.550 chilometri dalla superficie lunare, e gli astronauti hanno individuato alcuni crateri lunari non ancora catologati. Uno di questi è stato chiamato “Carroll, in omaggio alla defunta moglie del comandante della missione, Wiseman. Gli astronauti hanno inoltre assistito a un’eclissi solare dal lato nascosto della Luna e, a quanto pare, hanno osservato lo schianto di sei meteoriti sulla superficie lunare.

Ma per la Nasa forse il risultato più importante è stato aver spinto un equipaggio umano così lontano nello spazio e averlo poi riportato a casa sano e salvo, il tutto con una tecnologia molto diversa da quella dell’era di Apollo. La missione ha sì dovuto fare i conti con alcuni inconvenienti tecnici – un guasto al bagno, una perdita di elio nel sistema di propulsione di Orion e un problema a Outlook –, ma niente che abbia costretto la Nasa a interrompere la missione o che abbia messo in pericolo l’equipaggio.

Dopo gli ultimi anni passati all'ombra di aziende spaziali commerciali come SpaceX e Blue Origin, erano in pochi a pensare che la “vecchia” Nasa potesse portare avanti con efficacia un programma ambizioso come il ritorno sulla Luna. Ma la lunga sequela di ostacoli – tra conflitti politici, tagli di bilancio, i quattro anni trascorsi da Artemis I e i numerosi rinvii – è passata in secondo piano quando Artemis II ha cominciato a diffondere le prime immagini della Terra e della Luna. Per uno o due giorni il mondo ha distolto lo sguardo da altri eventi, come la guerra in Medio Oriente, per tornare a puntare gli occhi sullo spazio.

I prossimi step verso il ritorno sulla Luna

L'obiettivo finale è chiaro: tornare sulla Luna. Ma quando? Recentemente la nuova amministrazione della Nasa, guidata da Jared Isaacman, ha modificato la sua tabella di marcia. Il futuro del programma Artemis è oggi leggermente diverso da quello immaginato originariamente.

Il prossimo passo sarà Artemis III, prevista per la metà del 2027 e che anche in questo caso non porterà astronauti sulla superficie lunare. La missione servirà infatti a testare operazioni critiche in orbita, in particolare il rendezvous e l’attracco tra la capsula Orion e i moduli di atterraggio sviluppati da partner commerciali come SpaceX (Starship Hls) e Blue Origin (Blue Moon). Queste prove serviranno a verificare i sistemi e le procedure prima di tentare un allunaggio vero e proprio.

“Completata la missione Artemis II, l’attenzione si sposta ora con fiducia sull’assemblaggio di Artemis III e sui preparativi per tornare sulla superficie lunare, costruire una base e non lasciare mai più la Luna, ha dichiarato Isaacman in conferenza stampa. Non è ancora chiaro se i test di Artemis III si svolgeranno nell'orbita terrestre bassa o in quella alta. Quel che è certo è che sarà una missione con equipaggio.

I due Human landing system (Hls) attualmente in fase di sviluppo, Starship Hls e Blue Moon, hanno ancora molta strada da fare. Blue Moon non è ancora stato testato in orbita, così come Starship, che pur avendo completato con successo due voli di prova suborbitali, per il momento non ha nemmeno dimostrato capacità di rifornimento al di fuori della Terra, né è dotata di un sistema di supporto vitale.

Se i sistemi Hls verranno ultimati in tempo e Artemis III andrà come da previsioni, il passo successivo sarà Artemis IV, che realizzerebbe il primo allunaggio con equipaggio. Prevista per la fine del 2028, la missione porterà nell’orbita lunare gli astronauti a bordo di Orion, che poi si trasferiranno su un modulo di atterraggio commerciale per scendere verso il polo sud della Luna, prima di tornare sulla Terra.

Più avanti, il programma si concentrerà sullo sviluppo di infrastrutture a lungo termine sia nell'orbita che sul suolo lunare, come una base prevista per il 2032. Le missioni successive, da Artemis V in poi, dovrebbero quindi ampliare le operazioni in superficie, trasportare attrezzature e costruire gradualmente una presenza stabile sul satellite, oltre a preparare le missioni verso Marte. Secondo Isaacman, è previsto almeno un volo lunare all’anno.

Ma tutto questo è davvero fattibile? Per mettere in moto un programma del genere servono soprattutto risorse economiche. Attualmente, il budget della Nasa si aggira intorno ai 24,4 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2026, pari a circa lo 0,3% della spesa federale degli Stati Uniti. L'attuale Casa Bianca ha già proposto tagli significativi all'agenzia (intorno al 23%, che porterebbero il budget a circa 18,8 miliardi di dollari), che però non sono stati approvati dal Congresso. Ma indipendentemente dai tagli, i programmi di esplorazione con equipaggio come Artemis dovrebbero continuare a ricevere finanziamenti rilevanti.

Questo articolo è apparso originariamente su Wired en Español.