Cambio in difesa

Lorenzo Mariani subentra a Roberto Cingolani alla guida di Leonardo, è l'ennesimo “regalo” di Giorgia Meloni a Donald Trump?

Come anticipato da molti rumor, il governo cambia la guida dell'azienda leader nel campo della difesa e dell’aerospazio. Critiche dalle opposizioni
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Roberto Cingolani, ex ad di Leonardo, presenta il piano industriale 2026 a RomaBaris Seckin/Anadolu via Getty Images

Roberto Cingolani non sarà più l'amministratore delegato di Leonardo, al suo posto subentrerà Lorenzo Mariani, manager che vanta un lungo percorso all'interno dell'azienda leader nel campo della difesa e dell’aerospazio. Una decisione che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe comunicato all'ex ministro della Transizione ecologica alla vigilia di Pasqua e che ancor prima dell'ufficialità aveva animato il dibattito politico e alimentato corposi restroscena.

Una scelta chiaramente politica – visto che il ministero dell'Economia e delle Finanze detiene il 30,2% delle quote azionarie del gruppo – e che per molti sarebbe una sorta di regalo (l'ennesimo) al presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Alcune scelte strategiche messe in atto da Cingolani, che ha chiuso diversi accordi con aziende europee concorrenti a colossi statunitensi, potrebbero infatti aver irritato, per quel che abbiamo capito in questi anni, l'amministrazione statunitense.

Gli attacchi dell'opposizione: “Meloni vuole compiacere Trump?”

Tra i primi a commentare la notizia, c'è il leader di +Europa, Riccardo Magi: “Meloni rimuove Cingolani che con Leonardo stava ponendo le basi per un ecosistema di difesa digitale europea, grazie a Michelangelo Dome, finalmente autonomo da Stati Uniti e Israele. Ma davvero c’è ancora chi non ha capito da che parte sta Meloni?”.

Una tesi che, ancor prima dell'ufficialità del cambio al vertice di Leonardo, era stata avanzata da altri esponenti dell'opposizione: "La premier Giorgia Meloni – incalzava la deputata di Azione, Federica Onoridovrebbe chiarire con trasparenza le ragioni di un cambio al vertice così rilevante in un momento particolarmente delicato, confermando o smentendo anche le ricostruzioni secondo cui tale decisione sarebbe motivata dalla volontà di compiacere Trump, evidentemente infastidito dalla linea di Cingolani orientata a rafforzare l'autonomia strategica europea rispetto agli Stati Uniti".

Anche l'ex ministro del Lavoro, Andrea Orlando (Partito democratico), in un post su X si è chiesto, in modo provocatorio, chi avesse chiesto la sostituzione di Cingolani.

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Queste decisioni potrebbero aver irritato gli USA

Fonti interne all'azienda non commentano – da prassi – le dichiarazioni e ricostruzioni, ma si limitano a ipotizzare che il risultato del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo scorso potrebbe aver accelerato una serie di interventi del governo sui consigli di amministrazione. La premier, indebolita, avrebbe bisogno di “serrare i ranghi” e di piazzare uomini di stretta fiducia nelle aziende controllate dallo Stato. Quanto al rapporto con gli Stati Uniti e con l'amministrazione Trump, nei prossimi mesi sarà più chiaro se alcune scelte di Roberto Cingolani, come il lancio di Michelangelo Dome, lo scudo antimissile europeo che si contrappone a quello israeliano Iron Dome, ma anche gli accordi con la turca Baykar Technologies, leader nella produzione di droni militari, con le francesi Airbus e Thales, concorrenti della Starlink di Elon Musk e con la tedesca Rheinmetall, che produce mezzi per la difesa a terra, possano aver influito sulla decisione della premier che, insieme all'ungherese Viktor Orbán, resta la leader europea più fedele alle volontà di Washington.

I risultati di Cingolani e le pressioni degli investitori sul governo

Quello che emerge in queste ore è che l'ormai ex ad di Leonardo, nominato dalla stessa Giorgia Meloni nel 2023, fosse una figura considerata da Palazzo Chigi troppo indipendente e quindi poco “controllabile”. Questo confermerebbe la tesi di una scelta politica, anche perché su altro Cingolani era oggettivamente inattaccabile: dal suo arrivo, infatti, il titolo di Leonardo ha vantato una crescita del 300% sui mercati finanziari, tanto che alcune persone informate parlano di pressioni sul governo, da parte degli investitori, per non cambiare i vertici dell'azienda. Il 12 marzo scorso, in occasione della presentazione del Piano industriale 2026-2030, il gruppo aveva vantato un incremento “a doppia cifra”, rispetto all'anno precedente, in tutti i settori del suo business, con ricavi pari a 19,5 miliardi di euro (+10,9) e ordini da 23,8 miliardi (+14,5%). Molto positive anche le previsioni: le stime parlano di ordini per circa 25 miliardi di euro nel 2026 e ricavi per 21 miliardi di euro, con l'obiettivo di raggiungere i 30 miliardi entro il 2030.

A influire su una crescita così importante sono state anche le molteplici guerre e aree di conflitto che si sono aperte in questi mesi, ma è altrettanto chiaro che una guida con capacità di visione sia stata fondamentale in un periodo così delicato. E ci si chiede se la decisione di Meloni sia più “concordata” o più “subita” visto che anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, era apparso molto in sintonia con le operazioni avviate dal dirigente di Leonardo su come affrontare le nuove guerre ibride.

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Presentato a Roma l'aggiornamento del Piano industriale 2026-2030, dopo i dati positivi del 2025. Roberto Cingolani annuncia l'imminente sbarco in Ucraina del sistema di difesa aerea Michelangelo

Il futuro di Leonardo è nelle mani di Lorenzo Mariani

Il successore di Roberto Cingolani sarà dunque Lorenzo Mariani, da tempo figura manageriale di riferimento nel settore aerospazio, con un percorso interno nella “galassia” Fimneccanica-Leonardo. L'avvicendamento si concretizzerà il 7 maggio, data del prossimo consiglio d'amministrazione di Leonardo. Mariani, dal 1 aprile 2025 è executive group director sales & business development di MBDA – il consorzio europeo costruttore di missili e tecnologie per la difesa di cui Leonardo fa parte – ruolo che lo vede membro del comitato esecutivo del Gruppo, oltre che managing director di MBDA Italia. In Leonardo è stato condirettore generale e direttore business operations e ha guidato la divisione elettronica per la difesa terrestre e navale. Dal 2017 ha inoltre ricoperto il ruolo di chief commercial officer, assumendo anche la carica di ceo di Leonardo International.