Prima di portare il suo equipaggio nel punto più lontano dalla Terra mai raggiunto dall'umanità, la storica missione Artemis II ha diffuso le sue prime fotografie. Per la prima volta dall’epoca del programma Apollo, gli esseri umani sono tornati a immortalare il nostro pianeta da una posizione oltre l’orbita terrestre bassa, dove si trova la Stazione spaziale internazionale.
Tuttavia, la pubblicazione delle immagini ha da subito dato adito a polemiche e a diverse interpretazioni errate online. Alcune persone hanno per esempio messo in dubbio l’autenticità delle foto dopo averle analizzate fin troppo, mentre altre si sono lanciate in diagnosi sullo stato di salute del pianeta sulla base di una semplice occhiata. In fin dei conti, reazioni del genere sono in qualche modo comprensibili: le nuove immagini sono arrivate nell’era dell’immediatezza, un fenomeno che più di cinquant’anni fa era ovviamente ancora di là da venire e che oggi rende ogni dettaglio terreno fertile per interpretazioni affrettate.
Cerchiamo quindi di capire quali sono i principali fraintendimenti suscitati dalle foto di Artemis II, e cosa rivelano davvero gli scatti della missione.
La Terra si sta prosciugando?
In quasi tutte le fotografie compare una grande porzione di terra ferma che presenta una colorazione marroncina, in netto contrasto con il blu dell’oceano e il bianco delle nuvole. Questo ha spinto molti a commentare allarmati che il pianeta starebbe perdendo il suo colorito.
Se da una parte nuovi studi confermano ogni anno l’aumento costante della temperatura globale e l’avanzata della desertificazione, la grande distesa marrone che domina l’immagine realizzata da Artemis II corrisponde a una regione settentrionale della savana africana che ad aprile presenta poca vegetazione e molta polvere, le due caratteristiche che spiegano le normali sfumature marroni visibili nell'immagine.
Il nostro pianeta ha perso colore?
La Nasa ha confrontato la foto della Terra scattata da Apollo 17 con quella realizzata durante Artemis II. Nell’immagine più recente il nostro pianeta appare più spento, un aspetto che alcuni hanno interpretato come una conseguenza dell'inquinamento globale.
L’agenzia spaziale statunitense ha però precisato che il motivo è prettamente tecnico. Per catturare più luce, in questo la fotocamera è stata impostata con un tempo di esposizione più lungo, con il risultato di generare rumore digitale e rendere i colori meno saturi, come accade spesso nella fotografia notturna. Nonostante questo, i dettagli della superficie terrestre restano visibili. La Nasa ha pubblicato anche un’altra immagine scattata con un’esposizione più breve, che mostra l'aspetto “naturale” della Terra.
L'atmosfera è davvero così sottile?
Ingrandendo le fotografie su uno schermo ampio, si può scorgere una linea sottilissima che avvolge il pianeta come un velo luminoso. Si tratta della parte superiore dell’atmosfera, lo strato di gas che rende possibile la vita sulla Terra.
La proporzione però inganna: l’atmosfera non è una pellicola fragile, ma ha uno “spessore utile” di circa 100 chilometri e forma un sistema dinamico di strati interconnessi. Da Orion si possono osservare la troposfera superiore e la parte bassa della stratosfera illuminate dal Sole. Più in alto, l’atmosfera sfuma gradualmente nella mesosfera, nella termosfera e nell’esosfera, prima di mescolarsi con lo spazio.
Quella è la Luna?
Nella parte inferiore della foto qui sopra fa capolino un puntino luminoso poco lontano dalla Terra. Si tratta di Venere, il pianeta più vicino al Sole dopo Mercurio, caratterizzato da temperature superficiali comprese tra 464 e 467 °C e da una densa atmosfera di acido solforico che riflette fino al 75% della luce solare. È proprio per questo che si tratta dell’oggetto più luminoso del cielo dopo il Sole e la Luna. Ed è il motivo per cui nelle foto di Artemis II Venere comparirà spesso, pur non essendo la protagonista di questa storia.
Questo articolo è apparso originariamente su Wired en Español.



